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Santa Maria, un piccolo Santuario


immagine ingrandita Facciata con Campanile (apre in nuova finestra) La chiesa Parrocchiale di San Vittore, sorge nel centro del paese, attorniata dalle case dell'antico castello medioevale. Le sue origini sono antichissime: è già citata in documenti del 1000, del 1013 e 1132, quando viene conferita in una bolla di Innocenzo II come possesso del Vescovo di Novara. A metà del secolo XVII l'edificio sacro fu ricostruito nelle forme in cui ancora oggi si presenta: a tre navate divise da archi sostenuti da colonne di pietra, con ampio presbiterio e coro fiancheggiato da nove cappelle laterali, alcune delle quali edificate nell'Ottocento. Il campanile è ancora la massiccia torre campanaria tardomedievale, cui si aggiunse nel Seicento una cella campanario di forme classiche. All'interno di San Vittore si possono tra l'altro ammirare alcuni pregevoli altari marmorei in stile barocco, opera di artisti lombardi, per lo più delle valli varesine e comasche dove dal Quattrocento all'Ottocento fiorì un notevole artigianato scultoreo che non di rado sbocciò in vere e proprie forme artistiche. L'altare maggiore di Sizzano fu realizzato tra il 1698 ed il 1699 da due scultori di Saltri (nella pieve di Arcisate sottoposta al vicariato di Varese), Pietro e Pompeo Marchesi: tutta l'elegante struttura dell'altare è sormontato da un cibano ottagonale sostenuto da colonnine e pilastrini e coronato dalla statuetta del Cristo Risorto.
immagine ingrandita Particolare Intero (apre in nuova finestra) Nella cappella posta in fondo alla navata destra è collocato l'altare della Madonna del Rosario, certamente l'opera più monumentale tra quelle custodite in San Vittore. Giovanni Battista Pinchetto, "ingegnere e scultore di marmo" del luogo di Argegno sul lago di Como, negli anni 1680-1681 realizzò questo altare con bei marmi neri e bianchi:
la nicchia centrale per la statua della Madonna è inserita in una ricca ancona marmorea, sostenuta da imponenti colonne tortili in marmo nero con basi e capitelli in marmo bianco. Il candore del marmo di Carrara conferisce leggerezza alla fascia formata dai capitelli corinzi e ionici e dai festoni che pendono dallo scudo posto sopra la nicchia.
La mensa dell'altare, anch'essa in marmo, è opera di ignoto della fine del Settecento. Nella navata destra, alla prima cappella presso il campanile, vi è pure l'altare di San Vittore, già dedicato a Santa Marta, opera di ignoto artista della fine del Settecento.
immagine ingrandita Particolare Intero (apre in nuova finestra) Sulla navata sinistra si affacciano cinque cappelle. Nella prima, verso la facciata, è il fonte battesimale, a cui vasca marmorea si deve a Giuseppe Marchesi di Saltri e risale al 1719. Subito dopo si apre la seconda cappella dedicata a San Domenico, che custodisce sull'altare, entro una cornice in marmo del primo Settecento, una tela del pittore Bartolomeo Vandoni di Oleggio dipinta nel 1657. La terza cappella è dedicata alla Santa Croce: l'altare marmoreo risale al 1760 circa e conserva un grande Crocifisso ligneo della metà del Seicento. Dopo la modesta cappella (quarta) del Sacro Cuore, il cui altare neoclassico proviene dalla cattedrale di Novara, in capo alla navata sinistra si apre quella (quinta) di San Giuseppe, con bell'altare in marmo scolpito da Stefano Argenti di Viggiù nel 1774-1775. La balaustra marmorea, che cinge l'altare maggiore e gli altari di San Giuseppe e della Madonna del Rosario, fu realizzata nel 1717-1718 da ignoto scultore, forse uno dei Marchesi di Saltri.
All'interno della Chiesa sono conservate due importantissime lastre di marmo, sulle quali sono incise delle epigrafi una Romana e una Paleocristina risalenti al I e al al II secolo. Le lastre sono attualmente studio della Sovraintendeza ai beni Culturali. Consultare la scheda Dettagliata presente nella Sezione Guida Turistica. immagine ingrandita Intero (apre in nuova finestra)immagine ingrandita Intero (apre in nuova finestra)
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