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Protettore dalla Grandine


immagine ingrandita Ricetto Medioevale (apre in nuova finestra) Nell'ottobre 1152 l'imperatore Federico I Barbarossa confermava al conte Guido di Biandrate la giurisdizione su quelle medesime terre di cui già faceva menzione il diploma di Corrado III del 1140-1141, cioè Biandrate, Olengo, Cameri, Cerano, Cavagliano, Bellinzago, Oleggio, Mezzomerico, Galnago, Revislate, Agrate, Invorio Superiore e Inferiore, Briga, Cureggio, Cavaglio, Briona, Proh, Sizzano, Breclema, Rocca di Mal Sesia, Montrigone, Agnona, Seso (oggi Borgosesia), con tutti i castelli, le ville e i territori loro pertinenti in Valsesia; inoltre gli si concedevano Megolo e il comitato dell'Ossola, San Nazzaro, Casanova, Lenta, Carpignano, Camodeia e molti altri luoghi fuori del Novarese.
Sono questi i primi documenti sui quali ci si può basare per ipotizzare la presenza di un castello a Sizzano.
E' difficile dire come si presentasse la fortificazione, se già cera. Poteva essere munita di una cerchia difensiva, formata da una palizzata o da un muraglione. Al suo interno sorgeva sicuramente già la basilica pievana di San Vittore, con il suo piccolo cimitero.
Anzi, forse proprio la pieve aveva costituito il nucleo attorno al quale era sorto il castrum a sua difesa.
Osservando le antiche mappe catastali superstiti (le cosiddette mappe "Teresiana" e "Rabbini", rispettivamente del XVIII e XIX secolo, esemplari delle quali si conservano presso l'Archivio Comunale di Sizzano), si ha la visione dell'area che il castello occupò fino alle demolizioni avvenute intorno al 1870.
La fortificazione aveva struttura irregolamente anulare, con un unico ingresso verso occidente, ed era attorniata da un fossato pieno d'acqua, esternamente al quale correva una striscia di terreno sgombro da edifici.
immagine ingrandita Ricetto Medioevale (apre in nuova finestra) Il centro del castello era occupato dalla chiesa pievana, attorno alla quale la superficie all'interno delle mura ospitava costruzioni disposte a raggiera.
A questo punto si pone una domanda: sorse per prima la chiesa pievana, attorno alla quale venne elevata la fortificazione, o avvenne il contrario? I pochissimi documenti disponibili per l'epoca altomedievale sembrano autorizzare la prima ipotesi: San Vittore è già ricordata nell'anno 1000 (come si è visto, e per ora non c'è ragione di ritenere che si trovasse in luogo diverso dall'attuale), mentre le notizie relative al castello sono più tarde.
Sulla compresenza di castelli ed edifici religiosi di particolare richiamo, come le chiese pievane, ha posto attenzione Aldo A. Settia, in un suo fondamentale saggio.
Lo studioso ha sottolineato dapprima la funzione di rifugio per gli uomini e i loro beni primari, esercitata normalmente dalle chiese in momenti di pubblico pericolo, specie in tempi nei quali i castelli non esistevano ancora o erano assai poco numerosi, come nel IX e X secolo.
Data questa premessa, parve naturale agli uomini dell'Alto Medioevo scegliere proprio le chiese, e specialmente le sedi pievane, per costruirvi intorno una fortificazione.
Così deve essere avvenuto anche a Sizzano.
immagine ingrandita Ricetto Medioevale (apre in nuova finestra) Probabilmente molte famiglie, se non tutte, avevano residenza stabile nel castello fin dalle origini.
A questo proposito concordiamo con Giancarlo Andenna sulla necessità di abbandonare l'idea che quello di Sizzano, come altri analoghi (di Carpignano o di Ghemme, per restare nelle vicinanze), fosse un "ricetto", cioè un recinto fortificato destinato a essere occupato dalla popolazione solo in occasione di assedi, guerre o scorrerie.
All'epoca in cui fu costruito, il castrum (così è definito nei documenti) di Sizzano fu certamente abitato in modo stabile e continuativo; soltanto nell'età moderna (quando ormai il paese era cresciuto per numero di abitanti, il pericolo di continue invasioni andava lentamente cessando e le possibilità di difesa offerte dalla fortificazione di fronte il progredire delle artiglierie nel Rinascimento si facevano tenui) il castello fu a poco a poco abbandonato e i suoi edifici, rimasti in gran pane liberi, furono adibiti a dimora e magazzini di derrate agricole.
E ancora Giancarlo Andenna, proprio circa il Castello di Sizzano, a notare che il termine "ricetto" non compare mai nelle fonti documentarie che parlano invece sempre di castrum; lo studioso propone quindi di tralasciare la denominazione ambigua di ricetto, coniata nella prima metà del nostro secolo dal Nigra, per usare quella più corretta e storicamente fondata di castello.
I documenti del 1140-1141 e del 1152 parlano di Sizzano e degli altri luoghi dei conti usando l'espressione "con tutti i castelli e le ville" (cum omnibus castris et villis).

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