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Dall'Olmo alla Madonnina


immagine ingrandita Statua delle Madonna del Rosario (apre in nuova finestra) Tutti i villaggi rurali del Medioevo possedevano il loro grande olmo. Forse ricordo (più o meno inconscio) di epoche ormai perdute nella notte dei tempi, quando le popolazioni celtiche dei nostri territori veneravano i secolari alberi delle foreste, l'olmo, saldamente piantato al centro della piazza della villa medievale davanti alla chiesa, era per i rustici abitanti motivo di vanto campanilistico, ma anche luogo ufficiale di raduno della comunità chiamata a decidere su argomenti importanti di vita pubblica.
A Sizzano l'olmo sorgeva "in fondo platee", "in fondo alla piazza" nella parte più occidentale e più bassa dello slargo antistante l'antico torrione d'ingresso al castello: se ne ha notizia certa solo dal 1564, ma l'albero doveva essere già secolare. Là si riunivano i capi di casa dell'università (così si chiamava allora il Comune) di Sizzano, ordinariamente un paio di volte l'anno, in una domenica della tarda primavera e in una all'inizio dell'autunno, per ripartire fra loro i carichi contributivi della taglia.
Far di rivedere la scena che il Carducci immaginò e rese celebre nei versi del Comune rustico: "del comun la rustica virtù accampata a l'opaca ampia frescura veggo ne la stagion de la pastura dopo la messa il giorno de la festa..."
immagine ingrandita Statua delle Madonna del Rosario (apre in nuova finestra) Sotto quell'olmo si riunirono i capifamiglia sizzanesi anche domenica 20 agosto 1690, "nell'hora di terza doppo la pdma messa" presieduti da Pietro Francesco Giroldo, luogo-tenente del podestà feudale, sedente sopra una cattedra di legno, al fine di stabilire nuove norme per l'elezione dei dodici consiglieri che reggevano la comunità. Fino a quel momento era previsto che ogni anno sì surrogassero sei consiglieri su dodici, scegliendone due per ciascuna delle tre categorie contributive (maggiori estimati, mediocri estimati e inferiori estimati) in cui erano divisi i capi di casa del paese, mentre i due consoli duravano in carica per un semestre. Tale pratica non era però troppo favorevole al buon governo del Comune, "come che sortivano fuori d'ogni sorte di persone perlopiù insufficienti o inesperte alla carica di Console o di Consigliero". Pertanto si pensò a un nuovo sistema elettivo, secondo il quale ogni tre anni si sarebbero sostituiti i sei consiglieri più anziani di carica, eletti da tutti i capi di casa; i consoli, sempre in coppia, sarebbero stati scelti nell'ambito del Consiglio stesso, con carica di durata bimestrale in modo che entro un anno tutti i consiglieri la potessero esercitare.
L'olmo, nel frattempo, invecchiò tenacemente al suo posto, fino alla fine del XVIII secolo, quando venne abbattuto. Nel 1780, a quanto scrive il Maggiotti, il marchese Luigi Tornielli lo fece abbattere, "perchè sia coi suoi rami sia con la sua grand'ombra, arrecava gran danno al giardino dei Marchesi Tornelli". Di là a vent'anni, il medesimo marchese avrebbe fatto erigere al posto dell'olmo la statua della Madonna del Rosario che ancor oggi si vede.
immagine ingrandita Statua delle Madonna del Rosario - Particolare Chiavi (apre in nuova finestra) Perchè tale decisione di collocare l'immagine sacra? Forse per ripagare la comunità dell'abbattimento dell'albero secolare? O forse, chissà?, sul luogo consacrato da una tradizione antichissima i Sizzanesi avevano ingenuamente e chiassosamente inneggiato alla "Libertà" che gli echi nostrani della Rivoluzione Francese davano l'illusione di diffondere anche nelle nostre terre.
A Ghemme, tra il dicembre 1798 e il gennaio 1799, imitando quanto era appena accaduto a Novara, e poco dopo l'insediamento ufficiale della Municipalità di Romagnano il popolo aveva piantato "l'albero della Libertà", inizialmente appoggiato e lodato dal suo arciprete Michele Francesco Travelli, il quale si affrettò a mutar parere non appena si ristabilì il governo sabaudo a Novara nel maggio 1799.
Non è da escludere che anche i Sizzanesi, sull'onda dell'entusiasmo generale per la piega rivoluzionaria che gli avvenimenti presero dopo l'ingresso dei Francesi a Novara (il 6 dicembre 1798), si siano precipitati per le strade a festeggiare quello che si sarebbe rivelato in breve un fantastico sogno, intrecciando danze attorno a un albero posticcio eretto sul luogo del secolare simbolo delle libertà comunali.
Fatto sta che nell'anno 1800 il nobile Luigi Tornielli, che si fregiava del titolo di "elettore", passata la ventata filo-giacohina dei Novaresi e appena prima della discesa di Napoleone in Italia, si affrettò a innalzare sul luogo dell'antichissimo olmo la bella statua di pietra chiara, che ancor oggi si vede sopra un alto basamento, rappresentante la Madonna del Rosario con il Bambino in braccio. Certo un omaggio alla radicata devozione rosariana della parrocchia di Sizzano, ma probabilmente anche il modo per "esaugurare" un luogo carico di significati simbolici per la comunità locale.

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