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Un'Epigrafe Romana ed una Paleocristiana


Si tratta di una lastra di marmo bianco recante due iscrizioni, una romana ed una paleocristiana. La Scritta più visibile e leggibile, datata all'anno 519 d.c., è un significativo documento della diffusione del cristianesimo nei secoli della prima evangelizzazione nel novarese.


HIC REQVIESCIT IN PACE
AVCVSTA PARVVLA QVE
VIXIT IN SAECOLO ANNO
VNO ET MESES X ET DIES
XXIII ET DEPOSETA EST SVB DIE
IDVS IVLIAS INDICTIONE XII
FLIAVIO EHVDERICO VIRO CLARISSIMO CONSVLE


La traduzione è la seguente: "qui riposa nella pace la piccola Aucusta, che visse nel secolo un anno, dieci mesi e ventitrè giorni, e fu deposta qui il giorno delle idi di luglio, indizione dodicesima, sotto il consolato dell'eccellentissimo uomo Flavio Euderico".
La menzione del console Flavio Euderico e il computo giuridico dell'indizione indicano chiaramente che l'anno è il 519 d.C. e che la sepoltura della piccola Aucusta ebbe luogo il giorno 15 luglio.
Epigrafe Sopra la prima parola si vede chiaramente una piccola croce, segno indubbio che si tratta di una sepoltura cristiana, come d'altronde si ricava anche dal contenuto dell'iscrizione che parla della morte come di un riposo nella pace e della vita terrena come "vita nel secolo".
Evidentemente quando nel 519 morì la piccola Aucusta, i suoi famigliari fecero eseguire l'epigrafe servendosi di una lapide pagana di recupero: la loro decisione, forse del tutto fortuita, è però doppiamente importante: infatti, oltre a dare un'antichissima testimonianza della diffusione del cristianesimo nelle nostre campagne, ha salvato anche la più antica e singolare documentazione del pagus Agaminus. La seconda scritta infatti, risalente al II secolo d.C. riporta:


C.ATILIVS C.F.MAR.
PAGANIS AGAMINVS AREAM
DEDIT EX QVORVM REDITV
HOC OPUS FACTUM


ovvero "Caio Attilio, figlio di Caio, diede un'area di terreno ai possessori residenti nel pagus Agaminus", a spese dei quali fu fatta questa iscrizione commemorativa.
Il "Pagus Agaminus" era un distretto amministrativo romano (di orgini celtiche) aventi il suo centro tra Sizzano e Ghemme, esteso probabilmente fino alla valle del Ticino.
Agli inizi del VI secolo, dunque, abbiamo la conferma che il cristianesimo, dalle città, già aveva risalito il corso dei fiumi e, lungo le principali vie di comunicazione di allora, era giunto praticamente all'imbocco delle valli alpine.





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