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Il comune di Sizzano appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Sizzano, anticamente chiamato Sitianum o anche Siccianum sorge ai piedi di dodici colline degradanti verso il fiume Sesia; il borgo si trova lungo la strada che conduce in valsesia, a 22 chilometri da Novara.
L'origine del toponimo non è del tutto sicura. L'Olivieri ipotizza una derivazione dal nome Sittius: Si tratterebbe del nome del proprietario di alcuni terreni della zona, probabilmente di epoca romana, come sembra attestare il suffisso -anus: Della fine del XII e dell'inizio del XIII secolo sono rispettivamente le varianti Sezianus e Secianus. Sizzano fu un'insediamento romano come attestato da numerosi reperti archeologici, tra cui le due lapidi con iscrizioni latine del I, II d.C. sulla prima e VI secolo d.C. sulla seconda denominata "Epigrafe di Augusto", una delle quali conservata all' interno della parrocchiale, e alcuni monili tra cui un anello in oro con due piccoli bronzetti raffigurante Mercurio, custoditi presso il Museo Civico i Novara. Inoltre ai margini settentrionali del paese è stato individuato un insediamento romano di una certa importanza. La Località , d'altronde, con la Vicina Ghemme fu centro del "pagus agaminus", cioè del "distretto degli Agamini", una circoscrizione amministrativa romana che aveva avuto origine già con le tribù celto-galliche insediate nella zona dal secolo V a.C. circa.
Una delle prime attestazione dell' esistenza di Sizzano risale al 10 Giugno 1025, data in cui Corrado II il Salico tolse al conte Umberto di Pombia la Rocca de Valle Sesedana per conferirla alla chiesa novarese.
Da allora il L'investitura tuttavia dovette inizialmente avere un carattere esclusivamente formale perchè la chiesa di Novara poté contare su proprietà in fundo Seciano solo dal 1054. Nel 1140 il conte Guido di Biandrate ricevette dall'imperatore Corrado III i diritti signorili e fiscali su alcune località della zona, tra cui Sezianum. Il Dominio dei Biandrate non durò; nel 1202, in seguito alla pace di Zottico, la famiglia nobiliare cedette Sizzano, insieme ad altri territori, al comune di comune di Novara.
Il paese entrò a far parte del districus di Novara, che in Seguito passò ai Visconti di Milano. A Causa di questa condizione amministrativa, nel XIV secolo il paese si trovò al centro dei conflitti scoppiati tra i Visconti di Milano e il Marchese di Monferrato per il controllo del Novarese.
Mentre si svolgeva una di queste guerre, nell'inverno del 1362, il borgo venne devastato da un reggimento di mercenari inglesi capitanati dal tedesco Albert Stertz, arruolati dal marchese del Monferrato. Durante una pausa nei combattimenti, infatti, la banda mercenaria aveva occupato numerosi centri del distretto di Novara tormentando la popolazione e chiedendo ingenti riscatti ai benestanti della Zona. Per Neutralizzare questi soldati il Visconti ordinò allora di distruggere i paesi da loro occupati, tra cui Sizzano. Alla fine delle guerra il borgo venne lentamente ricostruito. Nella relazione inviata nel 1450 dalle autorità di Novara al nuovo duca Francesco Sforza si afferma che "Sizzano ha un castello i sono ottanta fuochi".
La terra era stata infeudata dal precedente duca a Galeotto Toscano, ma ora il feudo è ritornato alla Camera pertanto il paese è sottoposto alla giurisdizione della città"; Buona parte del territorio di Sizzano apparteneva tuttavia alla famiglia Tornielli, che godeva anche del previlegio di riscossione di alcune decime ecclesiastiche. Veri signori di Sizzano, i Tornielli si impegnarono in un'intensa attività imprerditoriale, legata sopratutto alla cottura dell'argilla, di cui il terreno circostante abbondava. Lo sviluppo delle attività agricole e manifatturiere favorì l'acquisto di terreni da parte di numerosi cittadini novaresi.
Questi ultimi non vennero però a risiedere nel paese: il borgo fu occupato soltanto dai oro massari e da un nucleo di affituari e contadini. Ancora nel 1651, una relazione sosteneva che a Sizzano "non si fa mercato nèé fiera e non vi sono medici speciari, nè barbieri, nè artefici, nè bottegari, fuorchè due bottteghe di formaggio di buon mercato. E solo il cappelano vi fa un puoco di scuola". Il castello perse ogni funzione difensiva e fu progressivamente abbandonato finchè nella seconda metà dell'ottocento, una parte dei suoi edifici venne addirittua abbattuta.