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Il comune di Sizzano appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Chiesa di San Grato (Sec. XI)

Nome Descrizione
Indirizzo Via Mazzini
Telefono 0321.820214 (Comune)
Apertura Chiusa (Lavori di Ristrutturazione) - Visibile solo dall'esterno
Tariffe Gratuito
Pubblicazioni 1. Sizzano un paese attraverso i secoli, di Franco Dessilani - Comune di Sizzano, Disponibile presso la Biblioteca Comunale (euro 10)
2. Paesi fra collina e Sesia, Autori diversi - Edizioni prov.di Novara 1995
Nel novero delle più antiche chiese sizzanesi va posta anche quella di San Grato, oggi sconsacrata e in parte demolita. Mentre Santa Maria era ubicata all'angolo nordovest della villa tardomedievale, San Grato fu edificata proprio all'ingresso occidentale del paese, presso il ponte sulla Canturina e sulla Mora, che per lungo tratto scorrono parallele e vicinissime. La posizione della chiesa fa pensare che essa sia sorta ormai verso la fine dell'età medievale, quando la "strada novarese", che tra Briona e Romagnano costeggiava la Roggia Nuova (divenuta poi la Mora), aveva preso il posto delle più antiche e tortuose strade di collina e di "sottoronchi" nella rete viaria tendente dal capoluogo alla Valsesia.
Il maggior passaggio di uomini, di vetture e di animali si ebbe allora lungo questa importante arteria che correva interamente in pianura secondo un tracciato pressochè rettilineo; anche i centri abitati subirono in quel tempo la tendenza a disporsi lungo la nuova strada, sul cui percorso vennero costruiti anche chiese e oratori. L'architettura dell'edificio, a tre navate absidate sorrette da ampi e bassi arconi a tutto sesto impostati su tozzi pilastri laterizi, illuminata da un grande oculo in facciata e con cornici di mattoni decorate da un motivo ad andamento triangolare sull'unica abside rimasta, fa pensare a uno stile di passaggio dal romanico al gotico. San Grato svolgeva il duplice compito di vigilare l'accesso occidentale del villaggio e di offrire riparo e sosta ai numerosi viandanti. La scelta del santo titolare obbediva ai bisogni e alle attese della gente di campagna, che ricercava protettori celesti per tutte le occasioni significative della vita e per le attività umane.
San Grato vescovo di Aosta, era generalmente invocato contro la grandine: non per nulla il suo nome, sulla bocca del popolo era spesso storpiato in Grando con evidente richiamo alla sua funzione ausiliatrice. Il suo patrocinio era ritenuto efficace anche contro i danni improvvisi del fulmine.
Il più antico documento che ricordi la chiesa pare essere un atto del dicembre 1564, che menziona una casa di donna Stefanina Cattaneo posta propi ecclesiarn Sancti Grati;
L'edificio sacro tuttavia è più antico di circa un paio di secoli, mostrando caratteristiche gotiche nella decorazione laterizia dell'unica abside oggi rimasta. Vi era istituito un beneficio chiericale con obbligo di una messa settimanale che era celebrata dal prete Rocco Comero. La vicinanza dei due corsi d'acqua (la Canturina e la Mora) fu sempre deleteria per la chiesa. Già a fine Cinquecento si notava che l'umidità corrompeva le pareti specie presso l'altare, e che l'intero edificio era invaso dalle acque durante gli straripamenti frequenti. Le tre navate non avevano nè soffitto nè pavimento: il tetto necessitava di urgenti riparazioni: per questo il Canonico Zucchinetti, a nome del vescovo Cesare Speciano, consigliava di avviare la costruzione delle volte e del lastrico un po alla volta, dividendo le spese a metà tra il sacerdote beneficiato (un canonico di San Gaudenzio di Novara) e il Comune locale, proibendo frattanto la celebrazione della messa.
In considerazione della gran devozione che il popolo nutriva per San Grato, si cercò di evitare per lo meno danni maggiori all'edificio, e così verso il 1594 fu murata la porta grande in facciata per impedire che le acque della Canturina penetrassero in chiesa, mantenendo aperto un accesso laterale. L'interno però restava sordido e rude. In quell'anno fu messa agli atti per la prima volta la tradizione popolare secondo la quale San Grato sarebbe stata anticamente chiesa parrocchiale: non abbiamo rinvenuto riscontri positivi per questa tradizione, ma possiamo affermare che analoghe notizie circolavano a quell'epoca circa altre antiche chiese nei paesi vicini. Il popolo, in pratica era portato a pensare che chiese di dimensioni ragguardevoli e di rande antichità avessero svolto in passato funzioni parrocchiali: non è detto che sempre ci si ingannasse a questo proposito, anche se è più facile pensare che in tal modo si tramandasse semplicemente il ricordo della assidua frequentazione di una chiesa e, magari, della presenza di un cappellano che vi celebrava con regolarità. La notizia, non fondata, che San Grato fosse stata la prima parrocchiale di Sizzano, tuttavia fu accolta nel 1886 da monsignor Luigi Maggiotti nel suo volume di ricerche storiche, e da allora recepita come vera. Restauri radicali furono svolti attorno al 1620: il tetto venne rifatto, le tre navate ebbero finalmente il loro pavimento, le pareti furono intonacate, le navate laterali innalzate in modo da raggiungere gli spioventi di quella centrale, alla navata nord vennero aperte tre ampie finestre rettangolari.

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