vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Sizzano appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Personaggi illustri

Giacomo de Zaninetto "Artigiano della Pittura
Vissuto nella seconda metà del XV secolo. Si conosce un solo affresco, visibile all'interno della chiesa della badia di San Giulio a Dulzago. Nella navatella settentrionale, sopra la porta che immette nella sacristia, il pittore ha rappresentato una Madonna con il Bambino, e sulla cornice superiore del piccolo affresco si è firmato nel modo seguente (...) Jacob. de Zanineto de Siciano pinxit. I tre puntini posti all'inizio della frase indicano che in quel punto il muro è stato manomesso, e che forse prima di Jacob. si poteva leggere in origine un'altra parola. Forse un'altra parte del nome (Johannes?) Poco più sotto, nell'archivolto della porta della sacristia, l'anno: 1489.
Il pittore sizzanese affrescò la sua Madonna con il Bambino traendola direttamente da una "xilografia" dalle linee ancora pienamente gotiche: lo dimostra il fatto che il soggetto è stato eseguito con la tecnica del disegno, più che della pittura, mettendo in evidenza i contorni i panneggi, gli orli arabescati degli abiti, e limitandosi a riempirne di colore le zone delimitate da precise linee scure. E' probabile che Giacomo de Zaninetto abbia lavorato anche altrove oltre che, ma di lui non si conoscono ancora altre opere.


Giovanni Agostino Caccia "Cantore del Vino di Sizzano

Novara e il suo territorio non possono annoverare per i secoli del Medioevo e del Rinascimento particolari glorie letterarie o poetiche ma nel panorama piuttosto desolato delle lettere novaresi si staglia decisamente la figura di Giovanni Agostino Caccia, o Cazza come allora usava pure dire. Non molto si sa di lui. Nato agli inizi del Cinquecento, apparteneva a un ramo (quello dei signori di Castellazzo) di una nobile e grande famiglia novarese presente anche a Sizzano. La sua formazione, come quella di molti personaggi del suo rango sociale, fu orientata allo studio della filosofia e della medicina (si badi bene, soltanto nel suo aspetto teorico, giacchè nella pratica quell'arte era lasciata ai cerusici, o ai barbieri), ma egli non disdegnò di coltivare una buona passione letteraria.
La sua vita non fu mollemente adagiata fra gli ozi che pure gli erano consentiti dal patrimonio famigliare e dalla posizione sociale del casato; abbandonati gli studi, egli si arruolò infatti negli eserciti imperiali di Carlo V, agli ordini del capitano Antonio de Leyva, dopodichè fece ritorno alla cttta natale. La sua produzione poetica comprende diverse opere, tra le quali si segnalano i Capitoli piacevoli e le Satire, editi nel 1549, seguiti nel 1552-1553 dalle Rime e dai Capitoli spirituali, scritti nel tranquillo ritiro della signorile dimora avita di Castellazzo.
Proprio nelle Satire il Caccia, rivolgendosi ad amici e interlocutori con i quali intrattiene conversazione su argomenti di vita quotidiana (all'uso oraziano e ariostesco), ricorda i vini delle terre di Sizzano e Fara.


Vittore Vercellone e l'Accedemia dei Filocaliaci

Nacque in Sizzano il 16 febbraio 1666 da Giacomo e da Antonia Paglino e frequentò i seminari della diocesi di Novara. Chierico a Novara, entrò a far parte di un sodalizio con ambizioni e interessi letterari e umanistici, costituitosi all'interno del seminario novarese per ispirazione di don Bartolomeo Vailati, un sacerdote della congregazione degli Oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo addottorato in teologia e insegnante di retorica dei chierici novaresi.
Il sodalizio si diede il programmatico grecizzante nome di Academia Philocaliacorum, Accademia dei Filocaliaci, vale a dire degli amanti del bello, e assunse come insegna la dea Minerva pronta a incoronare d'eterni allori, e d'innocenti ulivi i novelli poeti. Vi aderirono venti chierici provenienti da varie località della diocesi, tutti studenti al seminario di Novara, divisi fra accademici più anziani e più giovani, capeggiati rispettivamente dai chierici Giuseppe Antonio Borghini e Antonio Maria Omario da Oleggio. Fra i recentiores, cioè i più giovani, troviamo appunto Vittore Vercellone da Sizzano.
Don Bartolomeo Vailati pensò bene di riunire i componimenti poetici dei suoi accademici in un volumetto a stampa dedicato al vescovo Giovanni Battista Visconti, che vide la luce a Milano nel 1699 presso il tipografo Federico Agnelli. Nel volumetto, il sizzanese Vittore Vercellone compare con tre brevi componimenti in distici elagiaci latini. Del Vercellone tutto resta ignoto. Probabilmente terminò gli studi con l'ordinazione sacerdotale, ma non è conoscenza dove abbia svolto il suo ministero né fino a quando sia vissuto. La pubblicazione encomiastica curata dal Vailati, però, bastò al suo gruppo di volonterosi chierici per assicurarsi una certa notorietà a quei tempi e nell'avvenire, e al Vercellone per meritarsi un posticino nella Stanza IV del Museo Novarese del Cotta.


Luigi Pedrana "poeta di una Sizzano scoparsa"

Nato a Sizzano il 16 novembre 1896, Luigi Pedrana intraprese gli studi liceali nei seminari di Orta e di Arona, per laurearsi in lettere all'Università di Torino nel 1922. Gran parte della sua vita fu spesa nell'insegnamento delle materie umanistiche in varie città (Sanremo, Sassari, Reggio Emilia, Torino, Varese, Novara), partecipando spesso a rassegne poetiche in Italia e all'estero e ottenendovi riconoscimenti di tutto rilievo. Oltre che membro di diverse accademie italiane e straniere, fu insignito di varie onorificenze.
Tra il 1951 ed il 1955 fu anche sindaco del suo paese natale. La morte improvvisa lo raggiunse il 5 aprile 1980. A lui sono intitolate la Scuola Elementare e la Biblioteca Comunale sizzanesi.
Affidando i suoi pensieri alle misure consacrate della terzina e della quartina riunite nel sonetto, oppure sperimentando più attuali forme libere nella rima e nei versi, Luigi Pedrana ha cantato con spontaneità (ma sempre con linguaggio elevato e permeato di letture classiche) il suo paese natale, con le figure e le attività umane che lo distinguevano, ispirandosi costantemente a un affetto puro dell'animo che egli stesso ebbe a definire "l'amor virgiliano de la tetra".
Nelle poesie di Luigi Pedrana vediamo passare i più diversi mestieri praticati in paese, da quelli più tradizionali dell'agricoltura o dell'arte muraria a quelli più recenti della distillazione, della ristorazione o dell'artigianato del mobile. Ma sopra tutto eccelle la celebrazione del prodotto più nobile di questa terra: il vino.